“Chi è servito invece di essere aiutato, in un certo modo è leso nella sua indipendenza”.

(M.Montessori – LA SCOPERTA DEL BAMBINO)

L’aiuto mette in gioco l’ascolto e l’osservazione delle necessità altrui e la conseguente modulazione nell’affiancamento che si vuole rendere.

Nel caso del bambino, l’aiuto va offerto tenendo conto della sua dignità e delle sue fragili realizzazioni.

Servire o aiutare

Nelle necessità del bambino risiede quella unica del provare piacere a fare da sé, perché è con questa modalità che egli manifesta esternamente, attraverso il suo movimento, il processo di apprendimento legato all’azione specifica che sta compiendo. Per molto tempo il bambino avrà bisogno del sostegno di un adulto paziente, prima di raggiungere l’autonomia in qualche gesto della quotidianità.

Come educatori e genitori, possiamo valutare in anticipo come rendere le azioni quotidiane esperibili dal bambino e quali ancora richiedono un nostro affiancamento. Così facendo aiuteremo il bambino nelle sue conquiste. Alcuni esempi: non da subito il bambino sarà interessato alla manipolazione di oggetti, mentre invece lo diverrà dopo qualche mese dalla sua nascita oppure la possibilità di trovare da sé le posture che gli restituiscono fiducia lo metteranno in condizione di esplorare l’ambiente con serenità. Se poi l’ambiente è preparato e a sua misura, egli potrà assorbire ed affinare via via nuovi schemi motori ed appassionarsi così all’esperienza ed all’apprendimento.

Imparare a camminare da soli con il nostro supporto emotivo, bere da un bicchiere, lavare le mani, indossare un calzino, fino alla collaborazione domestica, rappresentano esempi di quotidianità possibili.

Dobbiamo però essere consapevoli che il bambino ha bisogno di un “tempo” assai diverso da quello che potremmo ipotizzare noi che già sappiamo realizzare una determinata azione, ed è un tempo fondamentale per la costruzione di fondamentali memorie.

E’ facile passare dall’aiuto alla sostituzione dell’azione del bambino, con il rischio di privarlo dell’apprendimento.

Accompagnare le sue conquiste

In ogni periodo evolutivo il bambino impara e l’apprendimento riceve una speciale coloritura se nell’ambiente il bambino può intercettare lo sguardo di rinforzo dell’adulto di riferimento, o se è grandicello, sapere che c’è un adulto con cui confrontarsi.

Sarà la progressiva conquista dell’autonomia del bambino che restituirà all’adulto gli indici della crescita raggiunta e nuovi spunti per rendere l’ambiente un luogo di vita ricco ed appassionante.

L’aiuto così offerto non diviene una sostituzione, ma un affiancamento armonico e rispettoso. Il bambino restituirà gioia e questo benessere si riverserà anche sull’adulto, che scoprirà così quanto appassionante può divenire il suo compito di educatore.

Vicini al bambino ma in sintonia.

Per un aiuto “empatico”.

di Sonia Zecchi

Educatrice montessoriana

Foto di Sonia Zecchi